Volver e l’Arcolaio

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A Volver abbiamo trovato un Arcolaio durante la ristrutturazione.

La storicità degli oggetti disposti in maniera confusa coincide con la curiosità di conoscerne l’utilizzo.
L’arcolaio, un oggetto dismesso, ma chi lo avrà mai utilizzato? Qualche avo?
Il ritrovamento di certi oggetti ci consente di farci cullare dal passato. E l’immaginazione ci concede di vivere un tempo che non è più tempo.
A chi sarà appartenuto quell’arcolaio? Avrà avuto a che fare con l’anziana zia e con la sua passione di realizzare maglie? Forse, avendo ritrovato coperte di lana realizzate completamente a mano. Come erano calde quelle coperte nella loro pesantezza!!!
E’ immediato il pensiero al simbolo del pacifismo, al Mahatma.
Gandhi usava il charka che gli consentiva la filatura del lino, della seta e della lana.
La ruota che gira per Gandhi era simbolo di pace e la stoffa prodotta, il Khadi significava solidarietà con gli esseri umani sulla terra. Questa attività accompagnava la sua meditazione e la stessa lo aiutò a superare gli anni della prigionia di Yerwada. La costanza del movimento valorizzava il lento scandire del tempo ed era un modo per ritrovare se stessi. Nella foto incorniciata e posta sopra l’arcolaio, accanto a Gandhi troviamo Bourke-White giunta in India nel 1946 per documentare l’indipendenza del paese. La fotografa chiese a Gandhi di essere ripreso. Lui avrebbe accettato solo se lei avesse imparato ad usare l’arcolaio. L’arcolaio simboleggiava la produzione nazionale di matrice artigianale. Quella di Gandhi era una politica anticolonialista.
E’ per questo che abbiamo voluto dare un posto speciale al nostro arcolaio e abbiamo voluto valorizzarlo con la foto di Gandhi e quella della fotografa Bourke-White.
L’anziana zia non avrà conosciuto il simbolo del pacifismo ma come per Gandhi, anche per lei l’utilizzo dell’arcolaio avrà contribuito, pur nel lavoro e nella scansione del tempo che esso determina dalla ripetizione dei movimenti, a dare un senso alla quotidianità con un impegno che accanto al lavoro di cura, identificava l’essere parte di un nucleo familiare più ampio. E l’immaginazione va al caminetto che una volta era un grande camino le cui dimensioni consentivano di starci dentro. I palmi delle mani erano rivolti verso la fiamma. E il calore che da li partiva pervadeva tutto il corpo. Anche l’anziana zia produceva energia corporea e lo faceva avviando il piede sulla ruota di quell’arcolaio che oggi vive ancora e si trova a Volver.

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